Maurizio Riccardi

PROJECT MANAGER

milioni di € di costruzioni gestite con attività di Project Managment

mq costruiti

ore solari di cantieristica

Raggiungere l’obiettivo e condividerlo con la squadra

Il “muratore laureato” con Lode

Mi presento: sono Maurizio, sono un “muratore laureato” da più di vent’anni ma da quasi quaranta lo sono nell’anima e nello spirito, più o meno da quando ero bambino. Cresciuto nella campagna del pavese, ora giro la nazione per professione fermandomi per periodi medio lunghi laddove c’è un cantiere da far partire, crescere, portare a compimento e mattone dopo mattone realizzare un grande sogno.
Sono uno specialista dei trasferimenti: dove individuo che c’è una nuova avventura da affrontare, io vado e la porto a termine. Chiariamoci subito che non lo faccio per i soldi, anche se quelli arrivano di conseguenza come dico sempre, ma lo faccio per sfida, per mettermi alla prova, per sentire l’ebbrezza di dire nuovamente: ‘SÌ, CE L’HO FATTA’.
Sono colui che insieme ad un gruppo di lavoro affiatato, ha portato a termine la realizzazione di Adigeo, di Archimede, di Forum Palermo, di Aura, dei Petali di Reggio e Mapei Stadium e molto altro.
Non voglio essere né modesto né arrogante, non lo sono, ma ho la certezza di dire che dove sono arrivato e quello che ho fatto è il risultato di un lungo percorso svolto passo passo senza guardare indietro o senza guardare troppo avanti, ma occupandomi solo del ‘qui e ora’ e nulla più, sempre comunque focalizzato sull’obiettivo finale.
In un giorno in un cantiere si fanno anche 35.000 passi, questi sono ricchi di parole, di situazioni, di novità, questo è quello che mi ha sempre spinto nella mia professione: tentare di dare sollievo agli altri, poterli rendere felici, farli stare bene. E per me, ogni piccola o grande opera che sia in realizzazione significa questo: stare bene io e chi mi sta intorno.
Non posso pensare di non dialogare e di non farmi capire da chi vuole spiegazioni o soluzioni da me e questo principio lo applico nella vita familiare e in quella lavorativa; so di avere una trasversalità che mi permette di gestire i rapporti e che stupisce coloro che si relazionano con me, lo so perché ne ho avuto riscontro intervistando chi mi conosce sul campo di azione ed è buffo e allo stesso tempo rassicurante sapere che quello che io sento e vivo viene universalmente percepito da chi mi sta intorno.
Ho sempre pensato che quello che volevo fare è stare dove sono adesso, mettiamola così non ho mai avuto un piano B. Ho sempre lavorato alacremente e lo credevo e lo credo tuttora perché non mi sento arrivato, ma ancora e sempre in viaggio. Non avevo tempo per ipotizzare che tutto fosse diverso, non potevo perdere tempo e ad oggi non posso permettermi di essere noioso o non posso permettermi di essere triste, perché non è funzionale al mio obiettivo. Per me quello che qualcuno può vedere come un problema io lo chiamo opportunità ed è sempre stato così, fin da quando ne ho ricordo.
Vivo per risolvere i problemi lavorativi degli altri (che diciamolo, altrimenti diventerebbero nel giro di breve anche miei) e mi piace condividere il piacere di lavorare e di raggiungere insieme risultati, valori, obiettivi e sinergie. Mi piace avere un motto in cui tutti insieme ci riconosciamo come una vera squadra.
La mia direzione è quella di far coincidere sempre le parole e le azioni attraverso la capacità di ascoltare e di comprendere rispettando l’altro perché mi dà emozioni e perché diventa una miccia per la mia leadership; ma so che, essere un uomo integro, coerente con le proprie credenze non è facile e richiede una buona dose di entusiasmi ottimistici che a volte proprio non sai da quale antro nascosto andare a prendere. 
Mi rivolgo ai miei collaboratori come fossi un direttore d’orchestra dove i miei compagni di lavoro non sono dei semplici strumenti per raggiungere la mia visione della musica, ma sono soci e alleati nell’interpretazione corale della musica.
Vengo accusato, è vero, di trascurare la mia famiglia, so che ho una moglie capace, abile, disinvolta nel far quadrare tutto anche senza di me. Questo mi rassicura: sapere che i miei figli hanno una madre determinata e circondata dall’affetto della mia e della sua famiglia mi fanno sentire un po’ meno in colpa per il fatto di essere poco presente.
Se la vita può avere una sua metafora parallela nello sport, anche in quello ho sempre avuto le idee chiare. Ho sempre scelto di non partecipare, appunto metaforicamente parlando, ad una partita a tennis dove il rimbalzo della palla nel campo dell’avversario è il tramite per arrivare alla vittoria, ma ho scelto di correre, non i 100 m ma la maratona, sì quella lunga e faticosa ma che all’arrivo per me è tanto appagante e gratificante.
Fin da ragazzo nelle squadre di calcio avevo sempre il ruolo del capitano, era veramente una scelta condivisa da me e dai miei compagni forse perché in me si vedeva già una luce di disciplina e correttezza e per essere un buon capitano non basta essere un buon giocatore. Poche persone hanno l’occasione di assumere un ruolo da leader di tale importanza. Se sei abbastanza fortunato da diventare capitano della tua squadra, devi imparare a guidare i tuoi compagni fuori e dentro il campo. 
Ho sempre cercato di mantenere un atteggiamento positivo, di non dare l’impressione ai compagni che una partita non possa essere vinta o che loro non possano avere successo, ho chiesto a loro quali erano le loro preoccupazioni, li ho incoraggiati dopo gli errori e portarli a credere che le cose andranno bene. Ho cercato di essere deciso, coerente e ricordando che non si possono tollerare le azioni che mettono a rischio le prestazioni della squadra e che una squadra lavora meglio se i suoi elementi sono felici di giocare insieme. Ho trovato dei modi per creare questo spirito di unione e ho incoraggiato i compagni a interagire tra di loro anche fuori dal campo.
Ho organizzato cene o festa per tutta la squadra, creato motti e magari l’ho stampato su delle magliette, oppure ho inventato delle tradizioni post-gara divertenti e buffe che celebrino le prestazioni migliori. Può bastare una breve conversazione con i compagni quando li incontrate fuori dal campo per farli sentire parte della squadra. Come capitano non sei solo il leader della squadra, ma uno dei suoi rappresentanti agli occhi della comunità. Un comportamento appropriato permette alla squadra di fare bella figura e dà il buon esempio ai compagni.
Ora, sostituiamo nel discorso precedente alla parola ‘squadra’ il ‘team di lavoro’, alla parola ‘compagni’ i ‘colleghi e collaboratori’ e l’equazione voilà funziona alla stessa maniera. C’è anche chi mi ricorda che non ho orari di lavoro perché non mollo mai; che sono severo ed intransigente, che pretendo il massimo da chi lavora con me, perché fondamentalmente il ruolo che ricopro e le mie responsabilità non mi lasciano molti margini di manovra. Ma io do il massimo e riesco a far dare il massimo anche da chi lavora con e per me. Sono il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarmene e scherzando, se qualcuno se ne va prima di me, lo saluto rispondendo “Bene, bravo, oggi solo mezza giornata???”
Passione, esperienza accumulata nel tempo e cura per i dettagli sono i tre capisaldi che mi permettono di offrire ogni giorno il meglio ai miei Clienti.

Organizzazione di un team di esperti per guidare il processo di costruzione a 360° gradi

Dicono di noi…

Isocaf

Così ha parlato di questa esperienza la Isocaf, impresa leader nel mondo delle impermeabilizzazioni:

La collaborazione tra Isocaf e la RICCARDI GROUP è viva da molti anni.

Fin dagli inizi, si è potuto instaurare un rapporto sincero e di continuo confronto utile per la crescita di entrambi nel difficile settore dell’edilizia, dove il professionista si è distinto per le doti di attento osservatore che ancora oggi lo contraddistinguono. A queste nobili qualità, va sottolineato come Maurizio con proficuo impegno e sana ambizione abbia potuto raggiungere obiettivi e traguardi importanti. In tale percorso Isocaf lo ha sempre coadiuvato e tale crescita è testimoniata delle grandi realizzazioni conseguite assieme.

Le ultime sfide che hanno visto l’architetto Riccardi e Isocaf protagonisti, in un reciproco e mutuo aiuto, sono state la realizzazione di due nuovi centri commerciali, due novità sul territorio nazionale sia in termini di modernità che di complessità: ci riferiamo al centro commerciale Adigeo, nuovo baluardo posto a protezione dell’accesso del centro storico di Verona e la recentissima Aura – Valle Aurelia Mall, nuova ‘agorà’ commerciale eretta all’interno delle antiche mura della città metropolitana di Roma.

La nostra attenzione vuole soffermarsi su questi ultimi due interventi, non per la loro recente realizzazione bensì per la complessità dei cantieri; tali opportunità, infatti, hanno coinvolto fin dalla fase progettuale Maurizio e Isocaf dimostrando come tra i due vi fosse piena sintonia sulle scelte operative e sulle modalità di intervento. In particolar modo va sottolineato come il professionista si sia adoperato a risolvere importanti problematiche che si sono presentate quasi quotidianamente, dimostrando le ottime capacità di project manager raggiunte nel corso della propria attività professionale.

Ci fa piacere portarvi a conoscenza del fatto che, pochi giorni prima dell’apertura sia del centro commerciale Adigeo sia del centro commerciale Aura, l’architetto si aggirasse di notte per i cantieri al fini di poter supervisionare e accompagnare la nascita di due stupende realtà. Lo ricordiamo, infatti, in quei giorni stanco ma deciso, pensieroso ma risoluto affinché tutto si potesse completare nei migliori dei modi.

C’è anche chi coglie l’occasione per osservare dei dettagli sul mio modo di operare come il mio rapporto con la macchina fotografica.

“Non se ne separa mai, la fotocamera del cellulare è una appendice della sua mano: fotografa qualsiasi cosa e riesce, anche a distanza di tempo a collocare le foto nello spazio e nel tempo mostrandotele”.

Oppure chi mi ricorda che non ho orari di lavoro perché non mollo mai; che sono severo ed intransigente, che pretendo il massimo da chi lavora con me, perché fondamentalmente il ruolo che ricopro e le mie responsabilità non mi lasciano molti margini di manovra. Ma io do il massimo e riesco a far dare il massimo anche da chi lavora con e per me. Sono il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarmene e scherzando, se qualcuno se ne va prima di me, lo saluto rispondendo “Bene, bravo, oggi solo mezza giornata???”.

Passione, esperienza accumulata nel tempo e cura per i dettagli sono i tre capisaldi che mi permettono di offrire ogni giorno il meglio ai miei Clienti.

Alessandro Alberti

Ho conosciuto Maurizio in occasione della realizzazione del Centro Commerciale “ADIGEO” di Verona. In qualità di consulente per gli impianti meccanici, ho avuto modo di frequentarlo assiduamente per quasi due anni. E’ stato un rapporto professionale ed umano molto intenso. Personalmente ero reduce da una esperienza lavorativa molto dolorosa, il fallimento della mia società, una grande e vecchia azienda di famiglia operante nel settore dell’impiantistica idraulica.

Ho trovato subito in Maurizio e nei suoi collaboratori una grande disponibilità oltre ad una sincera ed amichevole comprensione. Maurizio è un grande accentratore, nel senso positivo di tale termine. Ha infatti conoscenza e competenza in tutti i campi delle costruzioni. Le sue osservazioni anche nello specifico degli impianti erano sempre puntuali e circostanziate. Non riesco ancora oggi a credere che sia riuscito nell’impresa di gestire un cantiere così complesso. Certo non aveva orari e le riunioni di cantiere con la Direzione Lavori ed il Committente potevano durare ore ed ore.

A proposito di tali riunioni era quasi divertente (per me), vedere Maurizio tradurre in simultanea  in inglese quanto i tecnici italiani (me compreso) che non padroneggiavano la lingua, volevano comunicare con i Committenti  tedeschi!!

Non sono mancati certo gli scontri talvolta anche accesi, ma il tutto gestito da Maurizio con la massima correttezza ed educazione ,al solo scopo di raggiungere con i fornitori, nel migliore e più veloce tempo possibile, gli obbiettivi prefissati.

Due soli appunti  mi permetto rivolgere al grande Maurizio:

– Come giocatore di pallone è falloso!!

– Non è mai, mai uscito a pranzo con noi consulenti/collaboratori, preferendo nutrirsi/dissetarsi con della terribile COCA COLA ZERO (a litri !!!).

In conclusione non sono io a dover tessere le lodi  di Maurizio, i risultati conseguiti parlano da soli. Con stima ed amicizia.

Salerno 2013

Riccardi? Se solo gli passasse per la mente di dedicare anche pochissimo del suo tempo e dei suoi pensieri per la mia azienda di costruzioni, lo andrei a prendere a casa con la limousine e con carriole colme non di malta, ma di dollari!!!!

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